Riconoscimento delle qualifiche professionali per i cittadini non U.E.

La direttiva 2005/36/CE prevede, per gli Stati membri di riconoscere, secondo la propria regolamentazione, qualifiche professionali acquisite da un cittadino al di fuori del territorio dell’Unione Europea.
In Italia, il DPR 394/99, art. 49-50 (attuativo del Testo Unico sull’immigrazione), e il successivo DPR 334/04, estende ai titoli non U.E. la possibilità di ottenere il riconoscimento della qualifica professionale posseduta.
Sede del corso: Milano, Corso L. Manusardi n.6.

Il riconoscimento di qualifiche professionali conseguite fuori dall’U.E. implica tuttavia alcune formalità in più sotto il profilo della documentazione che deve essere presentata.
In particolare, nell’inoltrare la domanda per il riconoscimento della qualifica professionale si dovrà produrre, tra l’altro:


- il permesso di soggiorno;
- la dichiarazione di valore in loco.

La “dichiarazione di valore in loco” è un documento ufficiale, scritto in italiano, che dà informazioni su un dato titolo di studio conseguito all'estero e sul suo valore nel Paese che lo ha rilasciato (ufficialità o meno dell'istituzione erogante, requisiti di accesso al relativo corso di studi, durata del corso, ecc.).

Una volta presentati tutti i documenti richiesti è possibile chiedere e ottenere dall’Autorità italiana, competente per quella specifica professione, il riconoscimento della propria qualifica professionale.

Tuttavia, in sede di applicazione di eventuali misure compensative, i possessori di titoli non UE non possono scegliere in ordine alla natura della misura compensativa che viene loro applicata (tirocinio o prova attitudinale), ma la scelta viene effettuata dall’Amministrazione procedente.

Tutti i cittadini, dell’Unione Europea e no, in possesso di titoli stranieri conseguiti in un Paese non UE, per ottenere l’autorizzazione all’esercizio della professione in Italia, devono quindi presentare domanda per il riconoscimento del titolo anche se già riconosciuto in un altro Paese dell’Unione Europea.

In queste ipotesi, l’Autorità competente (nel caso di ingegneri o architetti extra UE il MIUR) definisce le eventuali integrazioni di formazione e di attività professionale acquisite dall’interessato nel Paese UE.

In tal senso è fondamentale avere le specifiche di dette integrazioni, per verificare se a ciò si possa ovviare attraverso parte o tutto quanto previsto nel corso esame di stato Architetti, o se debba essere studiato uno particolare programma che garantisca il superamento delle prove attitudinali.

Per questa valutazione inviare quindi, unitamente alla scheda di preiscrizione non vincolante, il programma predisposto dal MIUR.